associazione
politico-culturale Marx XXI
II strada priv. Borrelli 34 – 70124 Bari
Giovedì 19 novembre
Ore 18.00 - Via Borrelli 32 – Bari
Presentazione del libro di Manlio Dinucci
L’arte della guerra
Analisi della strategia USA/NATO (1990-2015)
Prefazione
di Alex
Zanotelli
Nota redazionale di Jean Toschi Marazzani Visconti
Zambon editore, 2015, pp. 550, euro 18,00
Ne discutono con l’autore
Andrea Catone
condirettore della rivista MarxVentuno
Antonello Rustico, Pax Christi
Michele De Luisi
Coordinamento nazionale Giovani comunisti, per la Costituente comunista
Proiezione del video (7’) dell’intervento di Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, al Convegno No Guerra No Nato (Roma, 26 ottobre 2015).
INFO: 345 4114728
Il libro è disponibile anche presso la sede delle edizioni MarxVentuno, II strada privata Borrelli 34.
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Il titolo del libro, L’Arte della guerra, si richiama al classico di teoria militare dell’antica Cina, attribuito al generale e filosofo Sun Tzu vissuto fra il VI e il V secolo a.C., considerato uno dei più importanti trattati di strategia di tutti i tempi. L’antico manuale insegna che la guerra, di somma importanza per lo Stato, deve essere combattuta non solo sul campo di battaglia e per ottenere la vittoria occorrono tre strumenti: politico, diplomatico e militare. Particolarmente importanti, in tale quadro, l’inganno, la corruzione, lo spionaggio, le operazioni segrete, la capacità di provocare dissensi in campo nemico. Assolutamente contemporaneo dopo venticinque secoli, questo testo viene ancora studiato nelle accademie militari e anche nelle grandi scuole di business. L’antica arte della guerra conserva quindi la sua tragica attualità.
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Manlio Dinucci giornalista e saggista, ha vissuto e lavorato a Pechino negli anni Sessanta, contribuendo alla pubblicazione della prima rivista cinese in lingua italiana e alla diffusione delle Lettere dalla Cina della giornalista statunitense Anna Louise Strong. Sulla base di tale esperienza ha pubblicato, con Mazzotta editore, La lotta di classe in Cina / 1949-1974 (1975) e Economia e organizzazione del lavoro in Cina (1976). Negli anni Ottanta, ha diretto la rivista Lotta per la pace (nata dall’«Appello contro l’installazione dei missili nucleari in Italia», lanciato nel 1979 da Ludovico Geymonat e altri) ed è stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del premio Nobel per la pace nel 1985. Coautore, con Tonino Bello e altri, di Fianco Sud/Puglia, Mezzogiorno, Terzo Mondo: rapporto sui processi di militarizzazione (Piero Manni, 1989). Coautore, col premio Nobel per la Medicina Daniel Bovet, di Tempesta del deserto/Le armi del Nord, il dramma del Sud, con la presentazione di Ernesto Balducci (Edizioni Cultura della Pace, 1991). Con la stessa casa editrice ha pubblicato Hyperwar. Dalla “iperguerra” del Golfo alla Conferenza sul Medio Oriente (1991) e La strategia dell’impero/Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa (1992), scritto con U. Allegretti e D. Gallo e presentato da R. La Valle. Autore de L’oro e la spada/Imperi economici e guerre di conquista nell’era del capitale globale (Comitato Golfo, 1993). Autore de Il potere nucleare / Storia di una follia da Hiroshima al 2015 (Fazi Editore, 2003). Coautore, con A. Burgio e V. Giacché, di Escalation/Anatomia della guerra infinita (DeriveApprodi, 2005). Collaboratore de il manifesto, con articoli e la rubrica settimanale «L’arte della guerra». È anche autore di testi scolastici di geografia umana.
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Indice
Nota di redazione (Jean Toschi Marazzani Visconti) 7
Prefazione (Alex Zanotelli) 15
1990-1999
1- Golfo: la prima guerra del dopo guerra fredda 21
2- Il riorientamento Usa/Nato per nuove guerre 77
3- Jugoslavia: la seconda guerra del dopo guerra fredda 127
2000-2009
4- La «guerra globale al terrorismo» 173
5- Afghanistan: la terza guerra del dopo guerra fredda 201
6- Iraq: la quarta guerra del dopo guerra fredda 241
2010-2015
7- Libia: la quinta guerra del dopo guerra fredda 303
8- Siria: la strategia delle guerre coperte 353
9- Ucraina: la nuova guerra fredda 435
10- Corsa agli armamenti verso la guerra nucleare 499
Bibliografia 543
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Nota di redazione di Jean Toschi Marazzani-Visconti
Il titolo del libro, L’Arte della guerra, come quello dell’omonima rubrica che l’autore pubblica su il manifesto, si richiama al classico di teoria militare dell’antica Cina, attribuito al generale e filosofo Sun Tzu vissuto fra il VI e il V secolo a.C., considerato uno dei più importanti trattati di strategia di tutti i tempi. L’antico manuale insegna che la guerra, di somma importanza per lo Stato, deve essere combattuta non solo sul campo di battaglia e per ottenere la vittoria occorrono tre strumenti: politico, diplomatico e militare. Particolarmente, importanti, in tale quadro, l’inganno, la corruzione, lo spionaggio, le operazioni segrete, la capacità di provocare dissensi in campo nemico. Assolutamente contemporaneo dopo venticinque secoli, questo testo viene ancora studiato nelle accademie militari e anche nelle grandi scuole di business. L’antica arte della guerra conserva quindi la sua tragica attualità.
In quest’ottica Manlio Dinucci ha per anni pubblicato settimanalmente sul manifesto un commento sugli avvenimenti del momento cercando di chiarire ai suoi lettori le strategie e le operazioni belliche nascoste.
L’editore Zambon ha pensato di riunire tutti questi testi e altri dell’autore in un volume.
Il sottotitolo Annali della strategia USA/Nato (199012015) indica il percorso scelto attraverso il materiale raccolto in questi venticinque anni; la strategia americana nel mondo e l’impiego della NATO in operazioni dii sostegno e affiancamento. Ogni capitolo è annunciato da una citazione, liberamente tradotta, di Sun Tzu che ne guida il significato.
Il testo ha una cadenza temporale e tematica: per decennio e per accadimenti. Questo permette al lettore di sfogliare gli annali e scoprire la struttura degli avvenimenti futuri attraverso il passato recente in una sequela consequenziale che conduce a una realtà inquietante. Perché quello, che potrebbe succedere oggi, era già nella logica degli avvenimenti trascorsi. E il risultato è straordinario.
Il primo degli annali raccontai fatti dal 1990 al 2000 ed è diviso in tre capitoli. Golfo: la prima guerra del dopo guerra fredda, parla della guerra all’Iraq nel 1991, le premesse e lo svolgimento di quella che è stata denominata hyperwar, la guerra chirurgica con perdite umane zero. Da navi alla fonda in mari lontani, da basi remote un computer puntava e un razzo colpiva l’obiettivo. Vengono impiegati cacciabombardieri B 52 a lungo raggio, compaiono i droni. Gli Stati Uniti reduci dalla sconfitta in Vietnam, dove la perdita di uomini e d’immagine era stata molto pesante, non volevano sacrifici. Non un soldato doveva morire. Le notizie erano trionfali, rassicuranti. Ma trascuravano che l’uranio impoverito avrebbe avuto conseguenze letali anche sulle loro truppe e su quelle degli alleati. La sindrome del golfo è stata per anni sottovalutata se non rinnegata.
Con la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti si trovano a essere l’unica potenza mondiale e la NATO, sciolto il Patto di Varsavia, cerca un diverso impiego. La guerra fredda è terminata, l’Unione Sovietica non esiste più. Il secondo capitolo, Il riorientamento USA/NATO per nuove guerre, inizia con una dichiarazione del presidente Bush senior che traccia la nuova strategia statunitense e sostiene che nel nuovo ordine mondiale la leadership americana è indispensabile. Gli obiettivi politico-militari della nuova strategia statunitense sono enunciati nella National Security Strategy of the United States. Dinucci spiega documentatamente le direttrici strategiche regionali, il nuovo concetto strategico della NATO, il duplice ruolo della UEO, la posizione politico militare italiana e sua collocazione geostrategica.
Un’altra conseguenza della caduta del Muro, sarà la disintegrazione della Jugoslavia, non più utile cuscinetto fra Est e Ovest, corrotto da facili e − come si vedrà − pericolosi prestiti di milioni di dollari. In questa circostanza gli Stati Uniti vedono di buon occhio l’alleata Germania prendersi una rivincita sulla Serbia, colpevole di aver trattenuto con gli attacchi partigiani le divisioni tedesche dal fronte russo e accettano che estenda la sua influenza, in modo controllato, su Slovenia e Croazia. Importante è l’eliminazione degli ultimi bolscevichi. Accontentano le ambizioni della Turchia e dei paesi arabi petrolieri, appoggiando i Serbi musulmani, i Bosgnak secondo denominazione inventata, in Bosnia-Erzegovina, ma soprattutto sperimentano nuovi sistemi e tecniche di disinformazione, di divisione e frammentazione degli Stati che saranno impiegate in seguito.
Jugoslavia: la seconda guerra del dopo guerra fredda parla di quest’argomento, dell’uso dell’embargo come arma di pressione sulla popolazione. Le presunte ragioni umanitarie e le stragi inventate in Kosovo sono la ragione ufficiale per bombardare secondo un piano prestabilito. Stati Uniti e NATO impiegano nuovi ordigni: bombe a grappolo, a uranio impoverito, alla grafite (deflagrando a 500/1000 d’altezza assorbono tutta l’elettricità di una vasta area sottostante). Dieci giorni dopo la firma della pace di Kumanovo, gli Stati Uniti acquisiscono un vasto terreno in Kosovo, dove sorgerà la più grande base americana in Europa: Bondsteel Camp. Quest’acquartieramento segue l’utilizzazione del grande aeroporto sotterraneo di Tuzla (voluto da Tito nel 1948 dopo la rottura con l’Unione Sovietica) al territorio musulmano della Federazione croato-musulmana in BiH. La NATO è formalmente incaricata di peace-keeping nei Balcani e viene rafforzata in Europa quale canale dell’influenza e della partecipazione statunitensi negli affari della sicurezza europea.
Il decennio 2000/2009 conta tre capitoli che trattano della posizione degli USA in un mondo senza rivali, unici arbitri di pace e di guerra. La guerra “globale a1 terrorismo”: l’attentato dell’11 settembre alle torri del World Trade Center di New York sono “atti di guerra” dichiara George W Bush ai membri della Camera e del Congresso. E prepara il terreno militare, politico e psicologico all’azione militare. Il Consiglio Nord Atlantico si allinea affermando che si tratta di un’azione che rientra nell’articolo 5 contro “un nemico che si nasconde nell’ombra”. In una relazione diffusa dopo gli attacchi, Dinucci descrive le falle della versione ufficiale della distruzione delle torri. Bush è solo al comando con il suo staff di persone tutte legate in modi diversi alle holding del petrolio e di conseguenza delle armi. I mujaheddin afgani, armati dalla CIA contro la Russia, Osama ben Laden e al Qaeda si trasformano, da preziosi alleati-mercenari, in “nemici oscuri”.
Afghanistan; la terza guerra del dopo guerra fredda: la decisione di dislocare forze in Afghanistan, quale primo passo per estendere la presenza militare statunitense nell’Asia centrale. Oggi ci concentriamo sull’Afghanistan ... Qualsiasi governo sponsorizzi i fuorilegge diventa egli stesso assassino ... Bush si prepara a una guerra di lunga durata. L’operazione americana Libertà duratura scavalca, nella prima fase, la NATO e opera per sottrarre alla Russia l’esportazione di gas naturale e petrolio dalle zone del mar Caspio. Il complesso militare-industriale americano fa ricchi guadagni con la guerra in Afghanistan. Affiora la presenza italiana nella costruzione delle bombe. La NATO è a Kabul con un mandato robusto, però nessuno ha assistito a una investitura dell’ONU. I prigionieri e le torture: l’Italia si occupa della costruzione e riabilitazione di infrastrutture, carceri e tribunali.
Iraq: la quarta guerra del dopo guerra fredda. A causa dell’embargo muoiono oltre cinquantamila bambini all’anno. A questi decessi si aggiungono le vittime dell’Uranio Impoverito impiegato nel 1991. Un piano programmato e mortale. L’Iraq è sotto controllo da parte dei paesi con maggiori interessi nel petrolio, ma le riserve energetiche irachene diventano per gli Stati Uniti un obiettivo urgente per la scarsità di forniture energetiche interne. La teoria del PNAC (Project for a New American Conception), formulata da un gruppo di intellettuali legati al Partito repubblicano, già dal 1997 influenza la politica USA. La loro dottrina prevede di stabilire una presenza strategica militare in tutto il mondo attraverso una rivoluzione tecnologica in ambito militare, scoraggiare l’emergere di qualsiasi super potenza competitiva, lanciare attacchi preventivi contro qualsiasi potere che minacci gli interessi americani. Il piano per attaccare l’Iraq è pronto da un anno. Si tratta non solo di attaccare, ma di occupare l’Iraq. Viene trafugato e manipolato il rapporto sulle armi chimiche consegnato da Bagdad alle Nazioni Unite. Bush comunica che qualsiasi cosa decida il Consiglio di sicurezza annuncerà che l’Iraq ha violato la risoluzione delle NU che richiedeva di dichiarare tutte le armi. Invaso l’Iraq, le cose non sono semplici e le perdite di soldati statunitensi si aggravano, Bush si trova in un pantano e non riesce a ottenere dall’ONU più soldati e più soldi per controllare il paese. Riappare il fantasma del Vietnam e l’immagine degli Stati Uniti viene infangata dalle immagini delle torture nella prigione di Abu. Graib e in altri luoghi. Crolla il castello di menzogne è intitolato un sotto capitolo che spiega in un rapporto della NSCT come Al Qaeda non è più il principale nemico … ma un movimento transnazionale di organizzazioni, reti e individui terroristi... che sfruttano l’Islam e usano il terrorismo per fatti ideologici. L’attacco al Libano diventa un’immagine speculare di quanto potrebbe succedere con l’Iran. Anche qui come a Falluja viene impiegato il fosforo bianco e nuove anni anche a Gaza. Mentre Israele si esercita all’attacco nucleare contro l’Iran, i leader del G8 denunciano i rischi di proliferazione posti dal programma nucleare iraniano.
Il periodo 2010-2015 mostra una forte accelerazione. Il quinquennio è diviso in quattro capitoli. Libia: la quinta guerra del dopoguerra fredda: il capitolo inizia con un articolo sulla nuova spartizione dell’Africa. Il braccio di ferro fra USA e Cina. L’insorgere delle primavere arabe è la scusa per inscenare una presunta insurrezione libica. Vi è una possibilità di un intervento militare USA/NATO per fermare il bagno di sangue. Il Consiglio di sicurezza autorizza a prendere tutte le misure necessarie. Gli Stati Uniti dirigono l’operazione nell’ombra. Conosciamo il seguito di cui stiamo pagando le conseguenze. L’Italia era al primo posto nelle importazioni libiche.
Siria e la strategia delle guerre coperte. L’eliminazione di Osama Ben Laden ottenuta con l’impiego di una comunità d’intelligence. Si parla di servizi con licenza di uccidere. L’impiego della disinformazione per far cadere la Siria. L’uscita delle truppe americane dall’Iraq lascia una catastrofe umana e sociale. Per non impiegare militari in Afghanistan, come già in Iraq, assumono mercenari, denominati contractors, dipendenti da società associate a importanti holding diversificate. L’interesse statunitense per il Sud Sudan si risveglia per l’esistenza di giacimenti petroliferi. L’Accordo di sicurezza bilaterale USA/Afghanistan permette agli Stati Uniti di mantenere le basi sotto bandiera afgana. L’Ocean Shield composto di navi da guerra e supporto aereo ha la missione di contrastare la pirateria lungo le coste e al largo del Corno d’Africa. La strategia del Grande oriente di Obama mira a sfidare la Cina e la Russia.
Ucraina: la nuova guerra fredda. Le basi europee si svuotano di truppe statunitensi fisse per riempirsi di maggiori forze rotanti. La NATO compie sessantatré anni e ha nuovi compiti, non solo militari, ma economici. La potenza della Cina e la sua avanzata economica infastidiscono gli Stati Uniti. La Russia di Putin è nuovamente temibile e Mosca si oppone allo scudo antimissile. Gli Stati Uniti e la NATO aumentano la pressione sulla Russia con esercitazioni ai suoi confini. La NATO riesce a tessere una rete di legami con le forze armate ucraine. La guerra per il controllo dell’Ucraina inizia con un operazione di guerra psicologica. Il plotone dei caschi blu di Maidan, organizzato e addestrato da un uomo d’affari israeliano, applica le tecniche di combattimento di Gaza in Ucraina. Dopo le sanzioni europee Putin firma accordi bilaterali con la Cina, non solo in campo economico. La tecnica collaudata del casus belli dell’aereo malese ricorda altre provocazioni preludio ad altri casi che precedevano un attacco bellico. Con il coinvolgimento della NATO su due fronti si è ritornati a una situazione più pericolosa di quella della guerra fredda. Putin rinnova l’alleanza con la Cina e gli USA si allarmano. La Russia rinuncia all’oleodotto South Stream, perché gli USA obbligano la Bulgaria a impedirne il passaggio. L’addestramento dei neonazisti ucraini rientra nell’iniziativa del Dipartimento di Stato. Infine il tentativo di cancellare la storia della seconda guerra mondiale.
Corsa agli armamenti verso la guerra nucleare. La corsa agli armamenti si intensifica. Esce un nuovo drone e ingrassa il commercio e armi. Testano nuove armi terribili. Le testate nucleari stoccate Italia si aggiungono alle oltre cinquecento francesi e britanniche. Gli Stati Uniti riprendono il progetto dello scudo nucleare. Le nuove bombe B61 a guida di precisione diventeranno ordigni intelligenti. La lancetta dell’orologio dell’apocalisse segna tre minuti a mezzanotte.
La Bibliografia contiene documenti statunitensi del dipartimento Stato, della Casa Bianca e della NATO che Manlio Dinucci ha consultato per documentare i suoi articoli.
Questi in sintesi sono gli Annali di quanto abbiamo vissuto o subito in questi venticinque anni. Il libro cattura l’interesse per la scrittura immediata e la documentazione.
È impressionante l’accelerazione degli avvenimenti, soprattutto negli ultimi cinque anni, con nuove guerre e con la corsa alla costruzione di ordigni sempre più letali.
Vorremmo tanto poterci illudere di sperare che gli Stati Uniti e la NATO gonfino i muscoli soltanto per impressionare, ma temiamo che questa volta qualcuno abbia deciso di premere il bottone sbagliato mandandoci tutti, come nei film catastrofici hollywoodiani, al giorno dopo.
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Prefazione di Alex Zanotelli
Sono profondamente grato a Manlio Dinucci non solo per questo volume «L’Arte della Guerra», ma soprattutto perché per quasi trent’anni è stato per me, e per tanti in Italia, una fonte inesauribile di informazioni sulle armi e sulle guerre in atto. Questo volume è infatti ritmato su una serie di cinque guerre dopo la Guerra Fredda: quella del Golfo, la prima guerra; quella della Jugoslavia, la seconda; quella dell’Afghanistan, la terza; quella dell’Iraq, la quarta; quella della Libia, la quinta. Poi Dinucci ci presenta l’Ucraina come la Nuova Guerra Fredda che rischia di portarci verso la guerra nucleare. Siamo sull’orlo dell’abisso!
Sono sempre più convinto che oggi il mondo è prigioniero del «Complesso militar-industriale» come l’aveva definito profeticamente l’allora presidente USA, D. Eisenhower (il più stimato generale americano!) nel suo discorso al popolo americano a fine mandato (1961). E sono anche sempre più convinto che le armi, nella storia umana, hanno sempre protetto, ma soprattutto oggi proteggono, i detentori del potere e della ricchezza. Lo aveva già compreso così bene Francesco di Assisi. Nel famoso episodio, nel quale Francesco si spogliò nudo e restituì le sue splendide vesti al padre, il vescovo di Assisi gli disse: «Francesco non hai altro da fare?». «Padre - rispose Francesco - se io ho, devo avere la lancia per difendere quello che ho». Mai come oggi questo è così lampante!
Basta guardare all’attuale Sistema economico- finanziario mondiale e da che potenza militare è protetto , per rendersene conto. Il nostro Sistema economico-finanziario permette al 20% della popolazione mondiale (un miliardo su sette!) di consumare il 90% dei beni prodotti. La nota organizzazione inglese OXFAM lo descrive plasticamente così: l’anno prossimo l’1% della popolazione mondiale avrà più del 99%, cioè di sette miliardi di persone. OXFAM afferma inoltre che i 92 uomini e donne più ricchi al mondo hanno più di tre miliardi e mezzo delle persone più povere del Pianeta (sono coloro che vivono con circa due euro al giorno!). La FAO ci dice che un altro miliardo fa la fame, mentre allo stesso tempo abbiamo un miliardo di obesi! Questo sistema uccide poi milioni di persone all’anno per fame!
È chiaro che sarebbe impossibile per i ricchi continuare ad ammassare ricchezze e a vivere da nababbi, se non fosse per lo strapotere delle armi che protegge i loro interessi vitali ovunque siano minacciati. Per capire tutto questo basta sfogliare i rapporti dell’Istituto di Stoccolma, il SIPRI, che ogni anno ci offre i dati sulle armi, dati sconvolgenti. E Dinucci li riporta spesso in questo suo libro. Secondo questi dati, nel 2014 sono stati spesi nel mondo 1.776 miliardi di dollari in armi. Questo significa che spendiamo ogni giorno 4,9 miliardi di dollari. Con questi soldi potremmo trasformare il Pianeta in un Paradiso terrestre! Secondo i dati SIPRI è incredibile vedere quello che spende in armi un piccolo paese come l’Italia! Nel 2014 l’Italia ha speso 29 miliardi di euro, pari a 80 milioni di euro al giorno. Senza contare i soldi stanziati per gli F-35 che ci costeranno circa 15 miliardi di euro e quattro miliardi per le fregate FREMM. Tutte queste armi vengono usate per difendere gli «interessi vitali» di chi ha, ovunque siano minacciati. È quanto ha affermato il vertice della NATO di Washington (1999) ed è quanto afferma anche il nostro Libro Bianco della Difesa, preparato dalla Ministra della Difesa Pinotti. Ecco perché facciamo le guerre! Siamo così passati dalla Guerra «difensiva» a quella «umanitaria» ed ora a quella «preventiva», sempre a difendere i nostri interessi vitali, come ci spiega bene Dinucci in questo testo. Un esempio è la guerra in Congo (’96-’99), con quattro milioni di morti per assicurarci il controllo di una delle zone più ricche di minerali del Pianeta, in particolare il coltan (l’80% di questo minerale, essenziale per i telefonini e il computer, viene dal Congo). O la Guerra in Iraq (2003), fatta per abbattere il dittatore Saddam Hussein, accusato di avere le armi chimiche (quante bugie!), ma in realtà per ragioni economiche e strategiche ben più concrete! Una guerra spaventosa che ha fatto un milione di morti ed è costata solo agli USA almeno tremila miliardi di dollari, secondo le stime di J. Stiglitz (Nobel dell’economia), fornite nel suo libro A Tree Trillion Dollars War. Guerre di tutti i tipi da quelle «umanitarie» a quelle contro il terrorismo, ma il cui unico scopo è il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime, per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando il 90% delle risorse del Pianeta. Siamo arrivati all’assurdo!
Il recente Rapporto dell’Institute for Economics and Peace afferma che per le armi, le guerre e i conflitti in atto nel mondo viene bruciato ogni anno la cifra stratosferica di quattordicimila miliardi di dollari. Ma è soprattutto la Bomba Atomica, la Regina del terrore che domina questo immenso arsenale di morte. Si tratta di almeno ventimila testate nucleari: «Gli USA mantengono 1.920 testate nucleari pronte al lancio - sostiene Dinucci - in confronto alle 1.600 russe». (Sarebbero sufficienti a distruggere il Pianeta Terra.) Ma servono a mantenere il «nostro posto privilegiato in questo mondo», come scriveva il grande arcivescovo R. Hunthausen di Seattle (USA) negli anni Ottanta, in piena Guerra Fredda: «Noi con le nostre armi incutiamo terrore in milioni di esseri umani nel mondo, siamo terrificati al pensiero che la nostra nazione sia priva di una tale potenza. La propaganda e un certo modo di vivere ci hanno vestiti di morte. Abbandonare il nostro controllo sulla distruzione globale ci dà l’impressione di rischiare tutto ed è rischiare tutto, ma in direzione opposta a quella in cui attualmente rischiamo tutto. Le armi nucleari proteggono i privilegi e lo sfruttamento. Rinunciare ad esse significherebbe che dobbiamo abbandonare il nostro potere economico sugli altri popoli. La pace e la giustizia procedono insieme. Sulla strada che seguiamo attualmente, la nostra politica economica verso gli altri paesi ha bisogno delle armi nucleari. Abbandonare queste armi significherebbe abbandonare qualcosa di più che i nostri strumenti di terrore globale, significherebbe abbandonare le ragioni di tale terrore: il nostro posto privilegiato in questo mondo».
Infatti tutto questo permette al 20% del mondo di vivere da nababbi a spese di miliardi di persone costrette a tirare la cinghia. «Lo stile di vita del popolo americano non è negoziabile» - aveva detto negli anni Novanta Bush senior. Se il nostro stile di vita non è negoziabile, non ci rimane che armarci fino ai denti e fare guerre. Ed è questo lo spettacolo drammatico a cui stiamo assistendo: dall’Ucraina allo Yemen, dalla Siria alla Libia, dall’Iraq all’Afghanistan. Purtroppo il Pianeta Terra non sopporta più questo Sistema economico-finanziario protetto da una spaventosa militarizzazione.
«Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione del Pianeta - afferma Papa Francesco nel suo splendido Laudato Si’ - ha superato la possibilità del Pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni» (n.161). E aggiunge: «Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli» (53).
E se l’attuale popolazione del mondo, oltre sette miliardi, volesse vivere come vive il 20% del mondo ricco (consuma da solo il 90% dei beni!), avremmo bisogno di due o tre pianeti per poterlo fare! Se a questo aggiungiamo le armi e le guerre, il tutto diventa veramente insostenibile. Purtroppo quanto le armi pesano sull’Eco-Sistema è poco analizzato e studiato. Basterebbe notare che il più grande consumatore di petrolio è il Pentagono! A questo bisogna aggiungere l’aspetto devastante sull’ambiente delle guerre, delle armi, soprattutto delle sperimentazioni atomiche.
Il Pianeta non sopporta più un tale massacro. Infatti gli scienziati dell’IPCC (tutti scelti dai governi!) affermano, nel loro ultimo Rapporto rilasciato a Copenaghen lo scorso novembre, che, se il Sistema continuerà a utilizzare petrolio e carbone al ritmo attuale, a fine secolo avremo, se ci andrà bene, 3,5 gradi centigradi in più, ma se ci andrà male 5,4 gradi centigradi. Gli esperti ci ricordano che già 2 gradi centigradi costituiscono un dramma per il nostro Pianeta. «La porta dei due gradi –ha detto Fatih Birol dell’Agenzia Internazionale dell’Energia – si sta per chiudere. Nel 2017 si chiuderà per sempre».
Questo Sistema economico-finanziario sorretto da armi potentissime deve essere radicalmente rimesso in discussione se vogliamo salvarci. È importante sottolineare con forza quanto pesino anche le armi in questa crisi ecologica epocale.
Per me questo Sistema (da napoletano lo chiamo «O Sistema»!) è un Sistema di morte che uccide per fame (almeno trenta milioni all’anno), uccide per guerra (milioni e milioni di morti!) e uccide il Pianeta! O meglio il Pianeta Terra continuerà, ma sopporterà sempre meno la presenza di Homo Sapiens che è diventato Homo demens. Ha ragione Papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium a dire: «Questa economia uccide» (n.53). E aggiunge: «L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di un’economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo» (55).
Mi auguro che questo volume dell’amico Manlio Dinucci aiuti a far girare informazione seria sulle armi e sul «complesso militar-industriale» mondiale. (Purtroppo è così scarsa l’informazione in questo campo!) Ma soprattutto mi auguro che possa aiutare il movimento per la pace a ritornare per strada, a farsi sentire, a gridare la propria indignazione davanti a un mondo così ingiusto e sempre più in guerra. È un momento grave per l’umanità. Diamoci tutti da fare perché vinca la vita!
Napoli, 14 luglio 2015